LA PASTA MADE IN ITALY È DAVVERO MADE IN ITALY?

Made in Italy non vuol dire che è realizzata con grano 100% italiano, può provenire anche dall'estero: ecco come evitare di farsi ingannare.

Pasta Made in Italy
Matteo Lusiani

Matteo Lusiani

Giornalista & Copywriter

Biografia
Matteo Lusiani

Matteo Lusiani

Giornalista & Copywriter

Biella / Milano - Italia

Il suo lavoro è far scorrere le dita sulla tastiera e creare testi.
Come tutti i giornalisti (e i filosofi) una sola cosa sa per certo: di non sapere. Per questo cerca di informarsi.

Si è laureato in Lettere nel 2012 con 110 con lode e dignità di stampa grazie a una tesi magistrale su Montale. Dal 2008 è iscritto all’Ordine dei Giornalisti pubblicisti. Cura una rubrica di recensioni. Conduce presentazioni di libri e autori in libreria.

Potete trovarlo in qualche caffè mentre legge un libro, oppure qui:

Categoria: Consigli pratici, Alimentazione

Quando compri una pasta o una farina Made in Italy cosa ti aspetti? Perché in fondo il problema del "Made in" è tutto qui: nelle aspettative. Se ti aspetti un prodotto realizzato al 100% con grano italiano allora ti sei fatto un'idea sbagliata. Per le norme sul Made in l'attribuzione è data dal Paese in cui viene effettuata l'ultima fase di "lavorazione sostanziale". Per cui un grano straniero macinato in Italia dà origine a una farina Made in Italy e dire "pasta Made in Italy" non è lo stesso che dire "pasta con grano 100% italiano". Non si scappa.

Per stabilire se una lavorazione sia sostanziale o no ci sono delle indicazioni. Ad esempio l'articolo 38 del Regolamento CEE numero 2454/93 spiega che non lo sono la semplice etichettatura, l'assemblaggio o l'imballaggio. Gli allegati X e XI allo stesso regolamento entrano più nel dettaglio su alcune tipologie di prodotto, soprattutto il tessile. Per il resto esistono delle linee guida europee nei vari settori. Ma è giusto che basti l'ultima fase di lavorazione? O si tratta di un "trucco dei mugnai", come lo ha definito Coldiretti (in polemica con l'Italmopa, l’Associazione Industriali Mugnai d’Italia)?

Per rispondere bisogna prendere in considerazione velocemente un altro aspetto: il Made in Italy non è solo un'indicazione di origine, ma è quasi un brand. Spesso viene citata una ricerca di Kmpg del 2010 secondo la quale, se fosse davvero un brand, sarebbe il terzo più conosciuto al mondo dopo Coca-Cola e Visa (anche se non è chiaro sotto quali parametri e come possa Visa essere più conosciuta di Apple o Microsoft). Secondo la stessa ricerca il brand Made in Italy comunica i valori di 

  • bellezza (secondo l'82% degli stranieri intervistati), 
  • lusso (72%), 
  • passione (58%),
  • creatività (53%). 

È chiaro che questo universo di valori va oltre l'indicazione di provenienza delle materie prime (la lana del Kashmir trasformata in un vestito di sartoria a Biella è Made in Italy). Quindi sì, è giusto che basti l'ultima fase di lavorazione, a patto che non sia solo sostanziale ma decisiva, ovvero che si faccia portatrice di quell'universo di valori.

Se i termini della polemica non sono corretti, tuttavia Coldiretti fa bene a tenere alta l'attenzione su questo tema. Se infatti la sapienza e la tecnica dei mugnai e dei pastai italiani possono rendere Made in Italy un prodotto realizzato a partire da un grano straniero, tacere l'origine delle materie prime è di certo una pratica ingannevole perché suggerisce al consumatore l'idea di un prodotto 100% italiano (cosa che non succede, ad esempio, con un vestito di cachemire). Avere un prodotto di filiera 100% italiana è di certo un valore aggiunto, e chi ce l'ha lo mette in evidenza in etichetta.
indicazione di pasta 100 grano italiano
Gli inganni non finiscono qui. Perché chi non può scriverlo (perché utilizza grano straniero) si giustifica dicendo che quello italiano non è sufficiente e che non è di buona qualità. Nulla da dire sulle rese, ma sulla qualità del grano italiano non siamo a livelli da fake news. I grani italiani, soprattutto quando si parla dei grani duri antichi per la pastificazione, tendono ad avere ottimi valori nutrizionali (ad esempio per vitamine e sali minerali) ma bassi valori proteici (e quindi di glutine): questo li rende sgraditi all'industria pastaia, che necessita di alte quantità di glutine perché l'impasto non si spacchi alle alte temperature di essiccazione utilizzate nei processi industriali, ma non può certo mettere in dubbio la qualità del grano italiano, che nelle lavorazioni più artigianali dona ai prodotti profumi e sapori sconosciuti a molti altri grani.

Purtroppo l'indicazione di provenienza del grano non è ancora obbligatoria, ma se è 100% italiano di certo il produttore avrà tenuto ad indicarlo sull'etichetta.

Matteo Lusiani